blog Archivi - Pagina 2 di 13 - Casa del Libro
I dieci libri più venduti del 2018

I dieci libri più venduti del 2018

L’anno volge al termine, le feste si avvicinano, e noi giochiamo un po’ con voi, amici della Casa del libro, pubblicando la classifica dei dieci libri più venduti del 2018 in libreria:

  1. Al primo posto, il romanzo L’ultima notte di Achille, attesissimo esordio nella narrativa della nostra concittadina Giuseppina  Norcia, pubblicato da Castelvecchi.
    È notte, Troia è ancora sotto assedio. Dall’accampamento greco si scorgono i bagliori lontani, tra i suoni del mare e l’odore dei roghi che si consumano come l’attesa della fine. Nel chiuso di una tenda un eroe e un dio ripercorrono la storia di una vita consacrata alla gloria; così, nella sua ultima notte, Achille ascolta la voce di Thanatos per conoscere il mistero della sua esistenza, il dono ambiguo della sua predestinazione. In un monologo quasi sussurrato, Thanatos “mette in scena” la vita di Achille, dalla sua infanzia a Ftia all’addestramento sul monte dei centauri, dai giorni di fuga a Sciro en travesti a quelli di attesa in Aulide, sino al tempo divorato dall’ira sotto le mura di Troia. Perché scoppia una guerra? Come fantasmi irrompono dei e uomini intrappolati dentro le maglie del destino, personaggi che pongono, pur senza pronunciarla, la stessa domanda. “Teti ti portò via nel cuore della notte, dopo averti catturato in un sonno solido e greve. Svegliò solo Chirone dalle visioni fragili e agitate che gli spezzavano il respiro e gli tendevano i muscoli in una corsa immaginaria, come accade nei sogni quando si insegue qualcuno o inutilmente si fugge via. Lei ti sollevò senza sforzo, come fossi ancora quel bambino da portare laggiù, sino allo Stige. Ti prese in braccio con la stessa sovrumana potenza che aveva trasmesso anche a te, e che avrebbe reso i tuoi duelli noiose varianti di una vittoria sempre uguale”.

  2. Al secondo posto, un altro romanzo di un’altra amatissima scritrice siracusana, Il morso di Simona Lo Iacono, pubblicato con grande successo da Neri Pozza.
    Palermo, 1847. Lucia Salvo ha sedici anni, gli occhi come «due mandorle dure» e una reputazione difficile da ignorare: nella sua città, Siracusa, viene considerata una «babba», ossia una pazza. La nomea le è stata attribuita a causa del «fatto», ovvero il ricorrere di improvvise e violente crisi convulsive, con conseguente perdita della coscienza. Il «fatto» aleggia sulla vita di Lucia come un’imminenza sempre prossima a manifestarsi, un’ombra che la precede e di cui nessun medico ha saputo formulare una diagnosi, a parte un tale John Hughlings Jackson che al «fatto» ha dato un nome balordo: epilessia. Un nome che le illustri eminenze mediche siciliane hanno liquidato con una mezza alzata di spalle. Per volontà della madre, speranzosa di risanare le sorti della famiglia, Lucia viene mandata a Palermo a servizio presso la casa dei conti Ramacca. Un compito che la «babba» accetta a malincuore, sapendo che il Conte figlio si è fatto esigente in tema di servitù femminile. Da quando, infatti, in lui prorompe la vita di un uomo, l’intera famiglia si è dovuta scomodare a trovargli serve adatte alla fatica, ma anche, e soprattutto, agli esercizi d’amore. Stufo delle arrendevoli ragazze che si avvicendano nel suo letto, il Conte figlio è alla ricerca di una donna che per una volta gli sfugga, dandogli l’impressione che la caccia sia vera e che il trofeo abbia capitolato solo per desiderio. O, meglio, per amore. Quando il nano Minnalò, suo fedele consigliere, gli conduce Lucia, il Conte figlio le si accosta perciò con consumata e indifferente esperienza, certo che la bella siracusana non gli opporrà alcuna resistenza. La ragazza, però, gli sferra un morso da furetto. Un morso veloce, stizzito, che lo fa sanguinare e ridere stupefatto. Un gesto di inaspettata ribellione che segnerà per sempre la vita di Lucia, rendendola, suo malgrado, un’inconsapevole eroina durante la rivoluzione siciliana del 1848, il primo moto di quell’ondata di insurrezioni popolari che sconvolse l’Europa in quel fatidico anno. Con un linguaggio incisivo ed efficace e una prosa impeccabile, Simona Lo Iacono tratteggia una storia di struggente bellezza su un personaggio storico realmente esistito: Lucia Salvo, detta «la babba». Un personaggio femminile unico, fragile e determinato, animato da una vibrante e tesa vitalità.

  3. Al terzo posto, un altro nostro conterraneo. E come poteva mancare proprio lui? Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri, la nuova avventura di Montalbano.
    Il commissario Montalbano crede di muoversi dentro una storia. Si accorge di essere finito in una storia diversa. E si ritrova alla fine in un altro romanzo, ingegnosamente apparentato con le storie dentro le quali si è trovato prima a peregrinare. È un gioco di specchi che si rifrange sulla trama di un giallo, improbabile in apparenza e invece esatto: poco incline ad accomodarsi nella gabbia del genere, dati i diversi e collaborativi gradi di responsabilità, di chi muore e di chi uccide, in una situazione imponderabile e squisitamente ironica. Tutto accade in una Vigàta, che non è risparmiata dai drammi familiari della disoccupazione; e dalle violenze domestiche. La passione civile avvampa di sdegno il commissario, che ricorre a una «farfantaria» per togliere dai guai una giovane coppia di disoccupati colpevoli solo di voler metter su una famiglia. Per quanto impegnato in più fronti, Montalbano tiene tutto sotto controllo. Le indagini lo portano a occuparsi dell’attività esaltante di una compagnia di teatro amatoriale che, fra i componenti del direttorio, annovera Carmelo Catalanotti: figura complessa, e segreta, di artista e di usuraio insieme; e in quanto regista, sperimentatore di un metodo di recitazione traumatico, fondato non sulla mimèsi delle azioni sceniche, ma sull’identificazione delle passioni più oscure degli attori con il similvero della recita. Catalanotti ha una sua cultura teatrale aggiornata sulle avanguardie del Novecento. È convinto del primato del testo. E della necessità di lavorare sull’attore, indotto a confrontarsi con le sue verità più profonde ed estreme. Il romanzo intreccia racconto e passione teatrale. Nel corso delle indagini, Montalbano ha la rivelazione di un amore improvviso, che gli scatena una dolcezza irrequieta di vita: un recupero di giovinezza negli anni tardi. Livia è lontana, assente. Sulla bella malinconia del commissario si chiude questo possente romanzo dedicato alla passione per il teatro (che è quella stessa dell’autore) e alla passione amorosa. Un romanzo, tecnicamente suggestivo, che una relazione dirompente racconta in modo da farle raggiungere il più alto grado di combustione nei versi di una personale antologia di poeti; e, all’interno della sua storia, traspone i racconti dei personaggi in colonne visive messe in moviola perché il commissario possa farle scorrere e rallentare a suo piacimento (così Salvatore Silvano Nigro nella quarta di copertina).

  4. Al quarto posto, troviamo anche quest’anno tra i nostri libri più venduti e amati, e regalati, L’amica geniale di Elena Ferrante, di cui riportiamo la “lettera al lettore” pubblicata dalla casa editrice E/O, che ha lanciato nel mondo questa saga dall’incredibile successo:
    Care lettrici, cari lettori, provate a leggere questo libro e vorrete che non finisca mai.
    Elena Ferrante, con il suo nuovo romanzo, torna a sorprenderci, a spiazzarci, regalandoci una narrazione-fiume cui ci si affida come quando si fa un viaggio con un tale piacevole agio, con un tale intenso coinvolgimento, che la meta più è lontana e meglio è. L’autrice abbandona la piccola, densa storia privata e si dedica a un vasto progetto di scrittura che racconta un’amicizia femminile, quella tra Lila Cerullo ed Elena Greco, dall’infanzia a Napoli negli anni Cinquanta del secolo scorso fino a oggi. L’amica geniale comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L’autrice scava intanto nella natura complessa dell’amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l’Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l’andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l’autrice ci ha abituati… Non vogliamo dirvi altro per non guastare il piacere della lettura. Dicevamo che L’amica geniale appartiene a quel genere di libro che si vorrebbe non finisse mai. E infatti non finisce. O, per dire meglio, porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell’infanzia e dell’adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto. La storia si dipana nei volumi successivi, per raccontarci la giovinezza, la maturità, la vecchiaia incipiente delle due amiche. Godiamoci dunque anche questo altro tratto, che è costitutivo del vero lettore: il piacere assaporato e poi dilazionato, l’attesa del seguito, la speranza, tra le tante amarezze di oggi, di un po’ di dolce nel prossimo futuro.
    Buona lettura,Gli editori

  5. Al quinto posto Archimede, una vita geniale di Giuseppina Norcia, un libro per ragazzi pubblicato da Verbavolant edizioni, la piccola ma attivissima casa editrice siracusana che sta facendo molto parlare di sé in tutt’Italia grazie alle sue pubblicazioni curatissime.
    Giacomo è un bambino curioso e intelligente, ha un cespuglio di capelli sulla testa e una strana fobia: la geometria è il suo peggior nemico, o almeno così crede. In compenso ama le storie, in particolare quelle dell’antica Grecia e dei suoi eroi. Vive a Siracusa, la stessa città di Archimede, ma non immagina che un giorno potrà diventare suo amico: già, perché, di tanto in tanto, il grande scienziato dell’antichità interrompe il suo silenzio di secoli per narrare a un bambino “in cerca di ispirazione” la storia della sua vita e delle sue invenzioni. In un pomeriggio di fine estate, dunque, la statua del genio dimenticata in un quartiere di periferia si anima magicamente davanti a Giacomo; e il principio delle leve, la sfera, il p greco, la coclea smettono così di essere concetti astratti e nozioni da imparare ma prendono vita attraverso i suoi racconti di viaggi, battaglie e disvelamenti, di una Siracusa ormai scomparsa ma che mantiene intatto il proprio fascino. Uno sguardo al quotidiano e uno all’infinito, uno ai numeri e uno alle stelle, questo è il messaggio che Archimede affida a Giacomo, insieme a tanti altri che scoprirà lui stesso… per gridare a sua volta “Eureka”!

  6. Al sesto posto troviamo Il 49° Stato, romanzo ucronico di Stefano Amato, pubblicato da Feltrinelli, che ci racconta cosa sarebbe successo se la Sicilia fosse diventata uno stato americano.
    Con l’appoggio della mafia, la Sicilia viene annessa nel secondo dopoguerra agli Stati Uniti, diventando un avamposto strategico con cui gli americani controllano la minaccia comunista nel resto della Penisola e in Europa. Il romanzo narra le vicende tragicomiche di un gruppo di giovani di quegli stralunati anni settanta, Jeff, Harry, George e Lucky, che sognano di sfondare nella scena musicale punk internazionale grazie alla collocazione geopolitica dell’isola. Nel 1978 ricorre il trentennale dell’annessione della Sicilia: le celebrazioni prevedono un concerto dei Ramones, e i ragazzi sentono di dover trasformare le loro velleità in qualcosa di concreto per essere selezionati come gruppo di apertura. Quella di Amato, tuttavia, non è solo una storia di giovinezza scapigliata e irriverente; la sua Sicilia e il suo mondo immaginari offrono una lucida rappresentazione dell’egemonia culturale e politica degli Stati Uniti nei confronti dei paesi subalterni e, allo stesso tempo, mantiene viva l’attenzione verso i drammi dell’Italia nell’anno del rapimento di Aldo Moro e della strategia del terrore. Insieme alla data dell’audizione per il concerto, si avvicina il momento in cui la dimensione storico-politica farà breccia nella vita dei quattro giovani: l’equilibrio tra la nostalgia di un tempo in cui tutto sembrava possibile e la consapevolezza data dal senno del poi esplode irrimediabilmente e lascia il lettore in preda a un’amarezza che è, tutto sommato, quella del suo presente e della condizione giovanile in generale, assediata com’è dalla necessità di affermarsi in un mondo adulto avvertito come corrotto e vendicativo e insieme di mantenere intatti i propri ideali di forza e di ribellione.
  7. Al settimo posto, il toccante capolavoro L’estate del ’78 di Roberto Alajmo, pubblicato da Sellerio.
    Prendere per mano i lettori, invitarli in casa, guardare assieme le foto dell’infanzia, raccontare la parte più inconfessabile di sé e della propria famiglia. Roberto Alajmo, nella sua opera più necessaria e personale, ha trasformato un materiale intimo e doloroso nel romanzo di una vita. Luglio 1978: lo scrittore è uno studente in attesa degli orali dell’esame di maturità, studia con i compagni a Mondello, vicino Palermo, e a fine giornata esce insieme a loro per riposarsi, rifiatare, mangiare un gelato. Una passeggiata di trenta metri e lì, seduta sul marciapiede, trova la madre. Lei lo guarda riparandosi dal sole con la mano. «Mamma, che ci fai qui?». È l’ultimo incontro tra Elena e suo figlio Roberto, il momento da cui scaturisce questo libro, l’investigazione familiare di uno scrittore su un evento che ha segnato la sua giovinezza e la sua maturità: l’esistenza intera.È la storia di un addio di cui il ragazzo non aveva avuto sentore, la ricerca di un senso per il commiato improvviso di una madre dal marito, dai figli, dalla vita stessa. Il ritratto di una donna che voleva afferrare il mondo, e il mondo le scappava dalle dita. Un dramma di disagio domestico come forse se ne consumavano tanti, in quegli anni, nel chiuso segreto degli appartamenti della borghesia italiana. È un racconto di grande originalità letteraria, attraversato da una suspense che a tratti toglie il respiro, da un’emozione attenta a trasformarsi in pensiero e parola, da un umorismo necessario ed elegante. Mai il lettore ha la sensazione di spiare dal buco della serratura il dolore altrui. E questo accade nonostante l’autore accompagni il testo con le foto di una famiglia come le altre, almeno all’apparenza. Alajmo condivide la sua indagine con noi, ci esorta ad appropriarci del suo passato, ad affrontare con lui il mistero del susseguirsi delle generazioni umane. «Statemi a sentire», sembra dirci. E non c’è altro che possiamo fare.

  8. All’ottavo posto, c’è spazio per uno dei libri più divertenti e intelligenti che siano stati scritti negli ultimi anni: Il vangelo secondo Biff di Christopher Moore, pubblicato da Elliot.
    Il vangelo secondo Biff, amico d’infanzia di Gesù, è un romanzo delizioso; irriverente e allo stesso tempo commovente, come molti altri titoli del grande Christopher Moore, che qui però si è probabilmente superato, regalandoci un capolavoro destinato a diventare un classico. Un libro che fa ridere, fa piangere, fa pensare, un tira-pagina come pochi altri se ne sono visti in libreria. Tutti sanno come è nato e come è morto Gesù. La stella cometa, la mangiatoia, i Re Magi; e poi la passione, la crocifissione. Ma che cosa ha combinato dall’infanzia ai trent’anni? Su richiesta del Messia, a duemila anni dalla sua morte, un angelo fa resuscitare il migliore amico del Cristo, un certo Levi detto Biff, a cui spetta il compito di scrivere un nuovo Vangelo che racconti finalmente la vera storia di Gesù di Nazaret. E quella di Biff è un’epopea ricca di miracoli, viaggi, scoperte, dove trovano posto anche il kung fu, demoni, morti viventi, folli monaci tibetani e pupe da sballo. Forse nemmeno l’astuzia e la devozione del migliore amico riusciranno a risparmiare al Salvatore il suo tragico destino, ma Biff non permetterà che si sacrifichi e ascenda al cielo senza aver lottato per impedirlo!

  9. Posizione numero nove per il bel noir sentimentale Siracusa di Delia Ephron, Fazi editore.
    Due coppie vanno in vacanza insieme in Sicilia: Michael e Lizzie, raffinati newyorchesi, lui scrittore affermato e lei giornalista precaria; Finn e Taylor, lui ristoratore senza troppe pretese e lei donna glaciale e madre oppressiva, vengono dal Maine e viaggiano con la figlia Snow, una bambina strana e taciturna. Non si tratta di amici di vecchia data, anzi: la confidenza è scarsa. Un invito nato quasi per scherzo, durante una serata piacevole passata insieme, uno slancio di entusiasmo, e i quattro americani si ritrovano in vacanza insieme dall’altra parte dell’Atlantico. Ben presto spuntano gelosie e rivalità, bugie, attrazioni incrociate e antipatie neanche troppo celate. In una danza perfetta di luci e ombre, sotto il sole cocente di Siracusa cominciano a addensarsi zone oscure. Finché, a complicare ulteriormente le cose, spunta da lontano, ma si fa sempre più ingombrante, la presenza della giovane amante di Michael. E la vacanza prende una piega inaspettata… In un gioco di incastri congegnato in maniera sapiente, ognuno dei personaggi racconta la sua verità: quattro versioni diverse della stessa storia, che però inevitabilmente vanno a convergere verso un unico, tragico finale. Dalla sceneggiatrice di C’è posta per te, un imperdibile romanzo estivo in cui la commedia brillante americana assume un’intrigante sfumatura noir.«Ephron eccelle nel dipingere la commedia involontaria fra i personaggi, i loro conflitti emotivi e le loro osservazioni acute, e lo fa con un tocco agile e pungente», da «The New York Times Book Review».

  10. Decimo posto per Onora il padre, una storia di coraggio e di mafia, Feltrinelli editore, splendido e coraggioso romanzo young adult di Annamaria Piccione, altra autrice siracusana di grande successo nazionale, con quasi cento pubblicazioni alle sue spalle.
    “Mi sono venuti i brividi quando ha elencato commercialisti, medici, avvocati, banchieri,” commentò Matilde quando uscirono dal teatro.

    “Sembrava che parlasse dei nostri genitori.”
    Il Ruvido alzò le spalle. “Che ne sai che non si riferiva ai nostri genitori?”
    Valentina ha quasi diciott’anni, è bella, ricca, brava a scuola, ha amici fidati, abita in una prestigiosa casa d’epoca nel centro di Palermo. Ha un padre commercialista che la adora, una mamma francese molto elegante che la sostiene in tutto, un fidanzato che frequenta già l’università ed è figlio di carissimi amici di famiglia. In questa vita praticamente perfetta, il fatto di essere stata adottata per lei è un dettaglio irrilevante. Ma il giorno del suo compleanno, nella posta, tra le tante buste di auguri, Valentina trova un biglietto anonimo: qualcuno le vuole rivelare la verità sulle sue origini. La ragazza non confida nulla ai genitori ed esce di nascosto per incontrare l’autore del biglietto…

Questo è invece il saggio più venduto del 2018 in libreria: Il potere dei realisti, perché l’ottimismo non basta per farci strada di Gianfranco Damico, pubblicato da Feltrinelli.
Come mai, nonostante il nostro slancio e la nostra passione, un obiettivo ci sfugge di mano? E, perché, mentre tutti ci dicono “calma, andrà bene”, alla fine invece va male? E, ancora, perché l’universo – al contrario di quanto taluni sostengono – non risponde come una calamita alla nostra “intenzione focalizzata” e non ne vuole sapere di ubbidirci, lasciandoci lì, frustrati e delusi? Il pensiero positivo e l’ottimismo sono certo buoni punti di partenza per affrontare le sfide della vita, le neuroscienze lo confermano. Ma non bastano. La realtà, di fatto, non gira attorno ai nostri desideri. Funziona secondo le sue leggi, è fatta di “fatti”. Se li si ignora, ne derivano “mappe” fuorvianti e, a quel punto, non c’è pensiero positivo che basti o “legge dell’attrazione” che tenga. Ciò che serve è essere “realisti”! Il realista non tradisce la realtà. La guarda in faccia e su di essa aggiusta la sua visione e la sua strategia. Non rinuncia al potere dell’immaginazione, ma ha fatto sua la lezione del metodo scientifico. Non è uno “scienziato” della vita, perché sa benissimo che l’esistenza non è riducibile a formule. E, tuttavia, conscio della sua vulnerabilità, si attrezza al meglio, impara a leggere la realtà con chiarezza, identifica con rigore una visione e una meta, costruisce un progetto e si adopera con tenacia e competenza a realizzarlo. Così riesce a mettere solide fondamenta ai suoi sogni e a reindirizzare la realtà verso i suoi obiettivi. Esercitare il “potere dei realisti” è ciò che chiude il cerchio per vivere in pienezza, e questo libro, recuperando gli insegnamenti che ci consegnano le neuroscienze, la psicologia e la filosofia, indica la via per farlo.

Senaliamo infine due libri che non sono ancora rientrati nella nostra classifica dei più venduti, ma che ci stanno piacendo da impazzire: il primo è La Sicilia è un’isola per modo di dire di Mario Fillioley, pubblicato da minimum fax.
La Sicilia è un’isola per modo di dire è molte cose insieme: un libro di raffinata e irresistibile comicità, un racconto lucido di una terra molto amata, un diario di viaggio curioso e impertinente, un manuale d’istruzioni per montare e smontare il mito della sicilitudine. Mario Fillioley sa bene di trovarsi davanti un luogo fin troppo raccontato, ammantato di una sua tradizione che – dal ciclo dei vinti fino alle fiction televisive – ha accumulato e inglobato una serie sterminata di versioni, sempre al confine tra topos e stereotipo. E sa che per raccontarlo, quel luogo, nelle sue infinite manifestazioni, ha una sola arma vincente: l’ironia. Evitando tanto le pose retoriche quanto quelle antiretoriche, Fillioley parla al lettore come fosse un amico, senza trucchi e senza ipocrisie. Riesce così in un’impresa apparentemente impossibile: dire qualcosa di nuovo sull’isola troppo grande, troppo complessa, l’isola per modo di dire. Raccontare, con leggerezza e amoroso disincanto, una Sicilia diversa, non definitiva e quindi tanto più vera e credibile.

Il secondo è La tavola del paradiso di Donald Ray Pollock, Elliot edizioni, un viaggio nell’orrore dell’animo umano firmato da uno degli scrittori più sorprendenti di questi ultimi anni. Siamo nel 1917, al confine tra la Georgia e l’Alabama. Pearl Jewett, un contadino rude e manesco, espropriato della terra e finito in miseria, condivide una dura esistenza con i tre figli: Cane, il più grande, intelligente e di bell’aspetto; Cob, goffo e un po’ lento di comprendonio; e Chimney, il più giovane, dal tempera mento sanguigno. Alla morte del padre i tre ragazzi decidono di partire per il Nord e imitare le gesta criminali del loro idolo, Bloody Bill Bucket, diventando in breve tempo gli uomini più ricercati del paese. Non troppo lontano, Ellsworth Fiddler, un contadino che abita nel sud dell?Ohio insieme alla moglie e all’unico figlio scapestrato, viene raggirato e perde tutto ciò che possiede. Dopo la misteriosa sparizione del figlio, il destino lo porterà a in – crociare i passi dei Jewett. Non può nascere nulla di buono da un incontro del genere, oppure sì? Seguendo la tradizione letteraria di Flannery O’Connor e Cormac McCarthy, unita a una dose ben calibrata della violenza cinematografica di Sam Peckinpah e del gusto per l’assurdo e l’ironia di Quentin Tarantino e dei fratelli Coen, con questo romanzo Donald Ray Pollock si conferma tra le voci più importanti della narrativa americana contemporanea.

Vincoli di Kent Haruf

Vincoli di Kent Haruf

Vincoli, l’attesissimo libro d’esordio di Kent Haruf, è stato finalmente tradotto in italiano ed è arrivato in libreria da qualche giorno. I romanzi di Haruf rappresentano forse il più grande caso editoriale nazionale degli ultimi tempi, di sicuro sono amatissimi dagli amici della casa del libro, dove la meravigliosa trilogia di Holt e Le nostre anime di notte risultano tra i più venduti.

Riportiamo dalla quarta di copertina del libro: “È la primavera del 1977 a Holt, Colorado. Edith Goodnough giace in un letto d’ospedale, e un poliziotto sorveglia la sua stanza. Pochi mesi prima, un incendio ha distrutto la casa dove Edith abitava con il fratello Lyman. Un giorno, un cronista arriva in città a indagare sull’incidente e si rivolge a Sanders Roscoe, il vicino di casa, che non accetta di parlare per proteggere Edith. Ma è proprio la voce di Sanders a raccontarci di lei e del fratello, di una storia che inizia nel 1906, quando Roy e Ada Goodnough sono arrivati a Holt in cerca di terra e di fortuna.
La storia di Edith si lega a quella del padre di Sanders, John Roscoe, che ha condiviso con loro la dura vita nei campi, in quella infinita distesa di polvere che era la campagna del Colorado.
La Holt delle origini è l’America rurale, dove vige un codice di comportamento indiscutibile, legato alla terra e alla famiglia, e dove la felicità si sacrifica in nome del dovere e del rispetto. Nel suo romanzo d’esordio Kent Haruf racconta i suoi personaggi senza giudicarli, con la profonda fiducia nella dignità dello spirito umano che ha reso inconfondibile la sua voce letteraria. Questo libro è per le spighe di grano, per le mucche, per i cieli d’estate e la neve, per le stelle e l’erba, per la polvere e il dondolo, per una crostata di ciliegie e per le cartoline; ma questo libro è soprattutto per gli acerbi ragazzi che eravamo, per i dettagli in cui ci siamo persi, per i guai che ci hanno ammaccato, e per la porta che siamo riusciti ad aprire, finalmente liberi di vivere giorni più luminosi”.

Kent Haruf (1943-2014) è stato uno dei più apprezzati scrittori americani, ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Whiting Foundation Award e una menzione speciale dalla PEN/Hemingway Foundation. Con il romanzo Il canto della pianura è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize, e al New Yorker Book Award. Con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award. Benedizione è stato finalista al Folio Prize. NN Editore ha pubblicato tutti i libri della trilogia ambientata nella cittadina di Holt, compreso Le nostre anime di notte, uscito postumo nel 2017.

Perramus

Perramus

Se la parola “capolavoro” è spesso abusata nei nostri tempi caratterizzati dalla proliferazione incontrollata da una certa artisticità diffusa e autoreferenziale, possiamo essere certi di non sbagliare se la usiamo per opere immortali come Perramus di Juan Sasturain e Alberto Breccia. Un fumetto che è diventato un classico, semplicemente imperdibile in questa nuova, elegantissima ristampa pubblicata da 001 edizioni.

In una notte di luna piena, gli squadroni della morte irrompono nel rifugio di un gruppo di dissidenti politici. L’unico superstite, che ha abbandonato i compagni al loro destino, si rifugia in una locanda dove tre donne lo pongono di fronte alla scelta che segnerà il suo futuro: il piacere, la fortuna o l’oblio? L’uomo sceglie la terza opzione: una cura ai suoi sensi di colpa e la possibilità di essere una persona diversa in un mondo migliore. Si ritrova così senza memoria in una nuova realtà, dove la battaglia per la giustizia sarà combattuta anche sui piani del mito e del sogno, e il suo nome sarà Perramus, come la marca dell’impermeabile trovato nella locanda. Al suo fianco, imprevedibili compagni di strada, tra i quali lo scrittore Jorge Luis Borges e di fronte i nemici di sempre: la tirannia, la violenza del potere, l’oppressione dei deboli.

La Sicilia è un’isola per modo di dire

La Sicilia è un’isola per modo di dire

Grande uscita in questi giorni, il nuovo libro del nostro concittadino Mario Fillioley, La Sicilia è un’isola per modo di dire, pubblicato come il precedente da minimum fax.

Riportiamo dalla quarta di copertina: la Sicilia è un’isola per modo di dire è molte cose insieme: un libro di raffinata e irresistibile comicità, un racconto lucido di una terra molto amata, un diario di viaggio curioso e impertinente, un manuale d’istruzioni per montare e smontare il mito della sicilitudine. Mario Fillioley sa bene di trovarsi davanti un luogo fin troppo raccontato, ammantato di una sua tradizione che – dal ciclo dei vinti fino alle fiction televisive – ha accumulato e inglobato una serie sterminata di versioni, sempre al confine tra topos e stereotipo. E sa che per raccontarlo, quel luogo, nelle sue infinite manifestazioni, ha una sola arma vincente: l’ironia. Evitando tanto le pose retoriche quanto quelle antiretoriche, Fillioley parla al lettore come fosse un amico, senza trucchi e senza ipocrisie. Riesce così in un’impresa apparentemente impossibile: dire qualcosa di nuovo sull’isola troppo grande, troppo complessa, l’isola per modo di dire. Raccontare, con leggerezza e amoroso disincanto, una Sicilia diversa, non definitiva e quindi tanto più vera e credibile

Tu non dici parole

Tu non dici parole

Tu non dici parole era scomparso dai radar da un po’ di tempo; ed era un peccato, perché il primo libro della nostra concittadina Simona Lo Iacono è un romanzo memorabile. Siamo perciò estremamente felici di annunciarne la ristampa, nella nuova veste grafica di Perrone editore curata da Maurizio Ceccato. Se ve lo siete perso al momento della sua prima uscita ma avete poi amato le altre opere di Simona Lo Iacono, o se non avete ancora fatto conoscenza con i romanzi di questa straordinaria scrittrice, vi aspettiamo in libreria, forse questo è il momento giusto per farsi rapire da una gran bella storia.

La nuda verità

La nuda verità

La novità che vi presentiamo oggi è un romanzo che ci sta particolarmente a cuore, La nuda verità, firmato da Gaja Cenciarelli e pubblicato da Marsilio, che ci ha colpiti a trascinati fin dalle prime righe. Scopritelo anche voi alla Casa del Libro Rosario Mascali.

Dalla quarta di copertina: Donatella Mugghiani è medico, lavora in un grande ospedale pubblico di Roma, ha uno studio privato, abita in una casa tutta bianca sulla quale si arrampica un glicine. Vive sola, detesta i colleghi, non ama cucinare o mangiare, non beve, non dorme mai nuda perché non ha intimità con se stessa. E infatti, Donatella, che non ha mai amato una persona, non può amare l’idea di curare gli altri, e non riesce a stare vicino ai pazienti. A chi guarisce, ai parenti, agli amici di chi muore. Quando scoppia un’inchiesta giornalistica sulla Malaumanità negli ospedali della Capitale, Donatella non capisce quanto la cosa la riguardi perché, nonostante odi il corpo degli altri e il proprio, ha incontrato Stefano, che commercia in vini, si appassiona a tutti, ama cucinare e mangiare, ama i corpi. Stefano l’ha rapita emotivamente ed eroticamente per condurla in un luogo dove lei non è mai stata, e dove mai avrebbe pensato di trovarsi: la coppia. Tuttavia, questa storia non ha due protagonisti, ma tre, e il terzo – un’altra donna – non si vede. Così, passo dopo passo, talvolta a passo di danza, sedotta dal fascino di Stefano e allarmata dai suoi tradimenti, Donatella si trova invischiata in un gioco di specchi in cui realtà e finzione, privato e pubblico, amore e morte, paziente e medico, innocenza e colpa si scambiano continuamente i ruoli. Gaja Cenciarelli racconta, con maestria, come chi non è redento dall’amore non può esserlo nemmeno dall’odio, e perché l’odio, quando è molto vicino, scalda esattamente come l’amore.

Gaja Cenciarelli scrittrice e traduttrice, vive e lavora a Roma. Ha scritto romanzi, racconti, interventi critici. Fa parte dei “Piccoli Maestri” e ha pubblicato, tra gli altri, Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Zona 2006), Sangue del suo sangue (nottetempo 2011), ROMA. Tutto maiuscolo come sulle vecchie targhe (Ventizeronovanta 2015), Pensiero stupendo (Lite Editions 2015). Insegna lingua e letteratura inglese a Roma.

Pagina 2 di 1312345...10...Ultima »