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Palafox

Palafox

Che dire, di fronte all’ennesimo gioiello pubblicato da Del Vecchio editore rimaniamo a bocca aperta ed esclamiamo “wow!”. Palafox di Eric Chevillard è uno strepitoso romanzo arricchito dalla strepitosa copertina di Maurizio Ceccato.
Alla Casa del libro Rosario Mascali di Siracusa troverete sempre il meglio della produzione letteraria contemporanea.

Riportiamo dalla quarta di copertina:

Incostante ma coerente, inafferrabile ma pungente, improbabile ma impegnativo, Palafox è spuntato da un uovo sulla tavola di Algernon Buffoon, ambasciatore inglese in pensione. A prima vista, tutto lascia pensare che Palafox sia un pulcino, un semplice pulcino, dato che il suo uovo vola in mille pezzi, uno struzzo come ne escono ogni giorno in giro per il mondo, alto sulle zampe e dal collo smisurato, un cucciolo di giraffa molto ordinario, con il pelo giallo maculato di bruno, uno di quei leopardi silenziosi e temibili, volentieri mangiatori di uomini, uno squalo blu come tutti gli squali blu, assetato di sangue, insomma una seccante zanzara in più, con la sua tromba così caratteristica, un banale elefantino, ma presto si inizia a dubitarne. Palafox gracida. Palafox ci lecca la faccia e le mani. Allora le nostre certezze vacillano.

NATO NEL 1964 A LA ROCHE–SUR–YON, Eric Chevillard è uno dei più interessanti e originali scrittori francesi. Ha ideato il blog letterario L’Autofictif, molto seguito e discusso in Francia. Ha scritto moltissimi romanzi, tra cui i più famosi sono Mourir m’enrhume, 1987; Le Caoutchouc décidément, 1992; La Nébuleuse du crabe, 1993; Le Vaillant petit tailleur, 2004; Démolir Nisard, 2006; Sans l’orang–outan, 2007; Dino Egger, 2011; Le Désordre azerty, 2014, aggiudicandosi numerosi premi, tra cui il PRIX FÉNÉON, il PRIX WEPLER, il PRIX ROGER–CAILLOIS, il PRIX VIRILO e il PRIX ALEXANDRE–VIALATTE. Nel 2013, inoltre, la traduzione di uno dei suoi primi romanzi, Préhistoire (1994; Prehistoric Times), si è aggiudicata il BEST TRANSLATED BOOK AWARD, premio statunitense assegnato dalla rivista «Open Letters» e dall’università di Rochester. Quasi tutti i romanzi sono pubblicati, in Francia, dalla casa editrice Minuit, famosa per la sua attenzione agli autori di letteratura sperimentale.

Genesi 3.0

Genesi 3.0

Ecco una novità che abbiamo aspettato con estremo interesse, Genesi 3.0 di Angelo Calvisi, pubblicata da NEO, una casa editrice la cui ricerca di voci nuove – ed estremamente convincenti – ci ha sempre colpito.

Riportiamo dalla scheda di presentazione del romanzo:
Genesi 3.0 è una fiaba allucinata sui vincoli del potere e sulle storture del sangue, una satira visionaria su ciò che siamo o potremmo diventare.

Un bosco ai margini del mondo e, ai margini del bosco, un ragazzo e un uomo. Il ragazzo si chiama Simon, l’uomo è il Polacco. Vivono liberi e in attesa, perché un giorno il Polacco farà ritorno nella Capitale per compiere una misteriosa missione urbanistico/militare.
Nella grande città, la vita di Simon diventa un incubo di lavoro inutile, burocrazia tumorale e sanità alienata. Il risveglio arriverà all’improvviso, sull’orlo di un riscatto mai immaginato.
Tra echi kafkiani e rimandi al miglior Terry Gilliam, Genesi 3.0 porta la narrativa italiana dentro nuovi scenari.

“Per le varie specie di invertebrati sono il boia. Per i grilli e le formiche sono l’oscuro deterrente. Io mi considero il sovrano dei pidocchi delle foglie.”

Angelo Calvisi, genovese, nella vita ha svolto mestieri disparati: il giornalista, l’attore, il responsabile di un negozio di dischi e, tra il 2007 e il 2015, il cooperatore sociale. Dal 2015 al 2017 ha vissuto a Bonn, dove ha insegnato Italiano. Ha pubblicato saggi, graphic novel e diversi romanzi. Per “Il geometra sbagliato” (secondo episodio della sua Trilogia dei Matti) è stato paragonato ad autori come Volponi, Villaggio e Gogol. Nel 2018 è uscito al cinema Lazzaro, film che lo ha visto impegnato come attore e, assieme al regista Paolo Pisoni, come sceneggiatore. Con Adieu mon cœur (CasaSirio, 2016) ha vinto il premio “Quel libro nel cassetto”.
Genesi 3.0 è il suo ultimo romanzo.

Un cuore tuo malgrado

Un cuore tuo malgrado

Fresco di stampa: Un cuore tuo malgrado, romanzo d’esordio di Piero Sorrentino, autore e conduttore di Zazà, in onda dal 2010 su Radio 3.

Riportiamo dalla quarta di copertina:
Bianca è una giovane autista di autobus che ogni giorno, senza mai stancarsi di guardare in viso le persone, osservare il cielo, studiare i profili degli edifici, ripete percorsi noti, gli stessi che faceva suo padre quando lavorava nella medesima azienda. Una esistenza che scorre regolare fino a quando, una mattina, Bianca provoca un grave incidente, di cui lei stessa si troverà a scoprire l’entità un poco alla volta. Al suo fianco la sorella Margherita, che con quieta determinazione si impegna a proteggerla dai demoni del senso di colpa, provando a riportarla alla normalità. Nel tentativo di ristabilire un equilibrio, Bianca cerca un confronto con Dario Spatola, l’affermato fotografo rimasto coinvolto nell’incidente. Dopo un rifiuto iniziale, tra loro si tende un filo di comunicazione. Nel frattempo, da una cella della memoria in cui lo aveva congelato, riaffiora il ricordo della prima grande ferita della vita di Bianca, la morte del padre. Una seduta di fisioterapia dopo l’altra, la protagonista rimette in sesto il corpo e compie un ancor più faticoso allenamento dello sguardo e dell’anima, imparando a riconoscere il dolore e insieme l’amore che la circondano, al di là delle loro manifestazioni contraddittorie, fino a una inaspettata rivelazione che la costringerà a un confronto finalmente libero con il dolore di tutti.
Con una scrittura levigata e sorvegliatissima, adamantina, e insieme profondamente innervata, pronta ad accendersi e vibrare, Piero Sorrentino indaga con delicatezza la condizione esistenziale di una giovane donna in bilico tra autodistruzione e forza di volontà, che accoglie lo spasimo del mondo per dissolvere le illusioni e trasformarle in luce.

Piero Sorrentino è nato nel 1978 a Napoli, dove vive. Suoi racconti sono stati pubblicati nelle antologie Voi siete qui e Il corpo e il sangue d’Italia (minimum fax), Niente resterà pulito (Rizzoli), A occhi aperti (Mondadori). È dottore di ricerca in Studi letterari. Dal 2010 è autore e conduttore del programma radiofonico Zazà, in onda su Rai Radio3. Questo è il suo primo romanzo.

La disobbedienza sentimentale

La disobbedienza sentimentale

Ecco una novità che giunge particolarmente gradita: La disobbedienza sentimentale, romanzo di Eleonora Lombardo, autrice e giornalista palermitana di grandissimo talento. A noi della Casa del Libro sta piacendo da impazzire.

Riportiamo dalla quarta di copertina:

La disobbedienza sentimentale è una sfida d’amore che si trasforma in vendetta. La vendetta sentimentale, che porta al fallimento; la vendetta professionale, che è frutto del tracollo in amore; la vendetta nei confronti di Palermo, quasi irreale nella sua bellezza decadente.

«La vendetta è disobbediente quanto i sentimenti: il problema è che quando a pianificare è solo il carnefice non si sa fino all’ultimo qual è la reazione della vittima. Che proprio un attimo prima della fine può avere un sussulto inaspettato. Cosa succederà dopo sarà solo scompiglio. La vendetta si consuma sempre oltre i limiti»

Lucia ha la missione di «portare il bello» in una città come Palermo, dove la bellezza è soffocata. Salvatore è un geologo con la passione dei cavalli, allevatore del più importante trottatore siciliano. I due si conoscono da una vita perché le loro mamme erano molto amiche. Crescendo si perdono di vista finché, un giorno, si ritrovano alla festa di laurea di un’amica comune. E da quel momento riprendono a frequentarsi, scoprendo che la complicità dell’infanzia può trasformarsi in qualcosa di più forte e coinvolgente. Ma la loro storia d’amore non decolla, non riesce a tradursi nei desideri dell’una e dell’altro. Così quando Salvatore, dopo una vita di sentimenti «sospesi», si innamora di un’altra, Lucia, ferita nel suo sogno d’amore e nell’orgoglio, decide di vendicarsi, colpendo ciò che lui ha di più caro.

La corsa indiana

La corsa indiana

Sotto l’abat-jour della Casa del libro un romanzo che ci sta deliziando: La corsa indiana di Tereza Boucková, pubblicato da Miraggi edizioni.

Riportiamo dalla quarta di copertina: La corsa indiana, libro d’esordio di Tereza Boucková, romanzo breve (o racconto lungo), fu pubblicato per la prima volta nel 1988 in un’edizione samizdat e vinse nel 1990 il premio letterario Ji?í Orten. Con una prosa vivace narra in modo originale, in prima persona, la vita della protagonista dalla nascita fino all’età adulta. Quando l’autrice è la figlia di Pavel Kohout, noto intellettuale dissidente e firmatario di Charta 77, scrittore e drammaturgo, attivo nel circolo delle persone più in vista dell’underground di quegli anni, una storia autobiografica non è esattamente quel che si dice un racconto innocuo, specialmente se la narrazione si attiene ai fatti accaduti non risparmiando le personalità più note (nel racconto compare, come Monologo, anche l’ex presidente Vaclav Havel che la Bou?ková ha avuto modo di conoscere da vicino), pur celandole sotto ironici soprannomi. Una scrittura catartica che ripercorre l’infanzia vissuta con la madre Alfa e i due fratelli Luna e Raggio di Sole, dopo che il padre, qui chiamato l’Indiano, li aveva abbandonati per trasferirsi all’estero con Musa, la sua nuova donna, dimostrando verso di loro un disinteresse quasi assoluto…

Memorie di uno psicopatico

Memorie di uno psicopatico

In arrivo alla Casa del Libro Mascali una vera chicca di superletteratura concentrata, Memorie di uno psicopatico, opera prima e finora inedita in Italia dello scrittore di culto Venedikt Erofeev, pubblicata da Miraggi edizioni.

Riporiamo dal sito internet dell’editore:
Memorie di uno psicopatico è la prima opera compiuta di Erofeev, redatta nel 1956 quand’era matricola all’università. Vi si ritrovano, anzi si inaugurano!, i temi che l’hanno reso celebre: l’alcol, una disperazione tutta ma non solo sovietica, le criptiche ma coltissime citazioni letterarie e religiose, la resistenza dell’uomo russo a diventare quell’“uomo nuovo” comandato dal Partito.
«Con questo diario Erofeev apre una nuova finestra sul panorama della letteratura russa a venire: gli ingredienti per il capolavoro del Postmodernismo russo ci sono quasi tutti e Venedikt, o forse ormai Venička, scruta l’orizzonte in attesa di lanciarsi nel prossimo folle, santo ed ebbro viaggio: quello da Mosca a Petuški» (Lidia Perri).

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