Marilia Di Giovanni, Autore presso Casa del Libro
Dracula ed io

Dracula ed io

Un’altra chicca è arrivata alla Casa del libro, l’attesissimo Dracula e io, il nuovo romanzo di Gianluca Morozzi, l’infaticabile e geniale scrittore bolognese, che arricchisce il suo curriculum letterario con questa deliziosa variazione su di un tema classico che più classico non si può: Dracula, il signore dei vampiri.

Riportiamo dalla quarta di copertina:

Dracula aspettava paziente l’arrivo dei bagagli all’aeroporto Marconi, bello, elegante nel completo acquistato a Savile Row. Era partito da Londra con la pioggia e una giornata fresca, ma il 23 agosto a Bologna potevano esserci anche trentotto gradi, o di più. Così aveva arrotolato le maniche della camicia. Sembrava fosse di moda in quel periodo hipster.

«Gianluca Morozzi mescola da sempre i generi letterari. In Dracula ed io si muove tra fantastico, splatter e comico, e riporta in scena i suoi personaggi “storici” con le loro improbabili disavventure» – Alberto Sebastiani, Robinson

Dracula è un vampiro molto più vecchio di quanto ci abbia raccontato Bram Stoker. Ha imparato da moltissimo tempo ad andare in giro di giorno. Basta vestirsi in modo adeguato e camminare il più possibile nell’ombra (Bologna, con i suoi portici, è perfetta). Non teme cosette quali l’aglio, l’acqua santa, la croce o il frassino. Ha case, affari, figli e discendenti in tutto il mondo. A Bologna ha due diversi appartamenti, in pieno centro storico. Periodicamente, Dracula torna a Bologna per vari motivi, tra cui la partita a scacchi con Indaco. Che, come Dracula, è virtualmente immortale. Ogni volta che muore, rinasce a sesso invertito rispetto alla vita precedente. In questo romanzo riappare anche Lajos, il protagonista dell’«Era del porco», che recentemente ha avuto una brevissima fase di insolita ricchezza. Frequentando la stessa osteria dove Dracula gioca le sue partite a scacchi, viene scelto come aiutante nelle indagini che il vampiro compie su una serie di delitti. Lajos scoprirà così una Bologna vampiresca sotterranea e parallela e l’esistenza degli annacquati, discendenti di umani e vampiri, ormai vampiri solo per una piccola parte. Di queste avventure finirà per capire poco o niente, essendo quasi sempre ubriaco nei momenti topici della vicenda.

Pontescuro

Pontescuro

Miraggi edizioni continua a sfornare chicche: ecco Pontescuro di Luca Ragagnin, fresco di stampa, e già selezionato per il premio Strega.

Riportiamo dalla quarta di copertina:

Il romanzo si svolge nel 1922, nella bassa padana, e segue una linea narrativa semplice: l’uccisione della bellissima e scandalosa figlia del signorotto locale. Colpevole è il fattore, mosso da invidia sessuale e sociale (quindi, si tratta a tutti gli effetti di un femminicidio ante litteram), ma dell’assassinio viene incolpato lo “scemo del villaggio”. Ragagnin dà voce alla nebbia, al fiume, al ponte, al cadavere della ragazza, a una ghiandaia, a una blatta; oltre al narratore, sono quindi i testimoni innocenti o le vittime a prendere la parola, a rispecchiare il male che alligna intorno a loro e contro di loro.

C’era una volta, nella bassa padana, un pontescuro costruito con pietre, sangue e nebbia, in mezzo al vuoto dei campi.
Intorno al ponte, sulle due rive che annoda, sono sorti poi un castello, dove abitano da sempre i padroni, e un villaggio, Pontescuro, dove abita da sempre la malora. Ovunque intorno, la nebbia, antica e onnisciente.
Nel 1922, anno di marce e violenza, la bellissima Dafne Casadio, la figlia del padrone, viene trovata morta con un nastro rosso intorno al collo. La nebbia, il fiume, la ghiandaia, la blatta sanno chi è stato a stringere quel nastro rosso fino al buio; ma di tutte le anime che vivono a Pontescuro, sarà l’unica innocente a essere accusata del delitto.

Pontescuro è il male dove abita l’uomo. Pontescuro è una storia sul male che abita l’uomo. Senza tempo, come la nebbia, senza ragione, come l’assassinio, senza salvezza, forse, se non per chi il male non ha mai abitato.

Tutte le sue grandezze

Tutte le sue grandezze

Già noto per due romanzi raffinatissimi e sfavillanti che abbiamo amato alla follia, La maniera dell’eroe (pubblicato da minimum fax) e Nata in riva al mare (Marsilio editori), Marco Vespa si è fatto attendere un po’ per il suo nuovo romanzo. Ma finalmente ci siamo: Tutte le sue grandezze, pubblicato da Il Palindromo, è disponibile anche alla Casa del Libro Mascali.

Riportiamo dalla quarta di copertina: Un antico palazzo che guarda il mare, il vulcano alle spalle sull’isola segnata dalla bellezza e il sorriso della decadenza. Catania che si distrae dalla sua storia.
Una piccola comunità è tra le mura di Palazzo Calasparra, al sicuro dalla memoria e dalle scosse che la terra invia. Arriva una nuova inquilina: è affascinante, inquieta, desiderosa di normalità. Viene accolta con leggerezza, fatta partecipe dei tentativi di eccitare la notte. Un altro inquilino osserva e accarezza il tempo che va via.
E il tremendo si mostra.

 

Palafox

Palafox

Che dire, di fronte all’ennesimo gioiello pubblicato da Del Vecchio editore rimaniamo a bocca aperta ed esclamiamo “wow!”. Palafox di Eric Chevillard è uno strepitoso romanzo arricchito dalla strepitosa copertina di Maurizio Ceccato.
Alla Casa del libro Rosario Mascali di Siracusa troverete sempre il meglio della produzione letteraria contemporanea.

Riportiamo dalla quarta di copertina:

Incostante ma coerente, inafferrabile ma pungente, improbabile ma impegnativo, Palafox è spuntato da un uovo sulla tavola di Algernon Buffoon, ambasciatore inglese in pensione. A prima vista, tutto lascia pensare che Palafox sia un pulcino, un semplice pulcino, dato che il suo uovo vola in mille pezzi, uno struzzo come ne escono ogni giorno in giro per il mondo, alto sulle zampe e dal collo smisurato, un cucciolo di giraffa molto ordinario, con il pelo giallo maculato di bruno, uno di quei leopardi silenziosi e temibili, volentieri mangiatori di uomini, uno squalo blu come tutti gli squali blu, assetato di sangue, insomma una seccante zanzara in più, con la sua tromba così caratteristica, un banale elefantino, ma presto si inizia a dubitarne. Palafox gracida. Palafox ci lecca la faccia e le mani. Allora le nostre certezze vacillano.

NATO NEL 1964 A LA ROCHE–SUR–YON, Eric Chevillard è uno dei più interessanti e originali scrittori francesi. Ha ideato il blog letterario L’Autofictif, molto seguito e discusso in Francia. Ha scritto moltissimi romanzi, tra cui i più famosi sono Mourir m’enrhume, 1987; Le Caoutchouc décidément, 1992; La Nébuleuse du crabe, 1993; Le Vaillant petit tailleur, 2004; Démolir Nisard, 2006; Sans l’orang–outan, 2007; Dino Egger, 2011; Le Désordre azerty, 2014, aggiudicandosi numerosi premi, tra cui il PRIX FÉNÉON, il PRIX WEPLER, il PRIX ROGER–CAILLOIS, il PRIX VIRILO e il PRIX ALEXANDRE–VIALATTE. Nel 2013, inoltre, la traduzione di uno dei suoi primi romanzi, Préhistoire (1994; Prehistoric Times), si è aggiudicata il BEST TRANSLATED BOOK AWARD, premio statunitense assegnato dalla rivista «Open Letters» e dall’università di Rochester. Quasi tutti i romanzi sono pubblicati, in Francia, dalla casa editrice Minuit, famosa per la sua attenzione agli autori di letteratura sperimentale.

Genesi 3.0

Genesi 3.0

Ecco una novità che abbiamo aspettato con estremo interesse, Genesi 3.0 di Angelo Calvisi, pubblicata da NEO, una casa editrice la cui ricerca di voci nuove – ed estremamente convincenti – ci ha sempre colpito.

Riportiamo dalla scheda di presentazione del romanzo:
Genesi 3.0 è una fiaba allucinata sui vincoli del potere e sulle storture del sangue, una satira visionaria su ciò che siamo o potremmo diventare.

Un bosco ai margini del mondo e, ai margini del bosco, un ragazzo e un uomo. Il ragazzo si chiama Simon, l’uomo è il Polacco. Vivono liberi e in attesa, perché un giorno il Polacco farà ritorno nella Capitale per compiere una misteriosa missione urbanistico/militare.
Nella grande città, la vita di Simon diventa un incubo di lavoro inutile, burocrazia tumorale e sanità alienata. Il risveglio arriverà all’improvviso, sull’orlo di un riscatto mai immaginato.
Tra echi kafkiani e rimandi al miglior Terry Gilliam, Genesi 3.0 porta la narrativa italiana dentro nuovi scenari.

“Per le varie specie di invertebrati sono il boia. Per i grilli e le formiche sono l’oscuro deterrente. Io mi considero il sovrano dei pidocchi delle foglie.”

Angelo Calvisi, genovese, nella vita ha svolto mestieri disparati: il giornalista, l’attore, il responsabile di un negozio di dischi e, tra il 2007 e il 2015, il cooperatore sociale. Dal 2015 al 2017 ha vissuto a Bonn, dove ha insegnato Italiano. Ha pubblicato saggi, graphic novel e diversi romanzi. Per “Il geometra sbagliato” (secondo episodio della sua Trilogia dei Matti) è stato paragonato ad autori come Volponi, Villaggio e Gogol. Nel 2018 è uscito al cinema Lazzaro, film che lo ha visto impegnato come attore e, assieme al regista Paolo Pisoni, come sceneggiatore. Con Adieu mon cœur (CasaSirio, 2016) ha vinto il premio “Quel libro nel cassetto”.
Genesi 3.0 è il suo ultimo romanzo.

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