Marilia Di Giovanni, Autore presso Casa del Libro
Fratello minore

Fratello minore

Le case editrici indipendenti e i loro autori sono sempre benvenuti alla Casa del Libro. Festeggiamo perciò l’arrivo del romanzo Fratello minore, sorte, amore e pagine di Peter B. di Stefano Zangrando, pubblicato da Arkadia.

Dalla quarta di copertina: Berlino, zona est, un autunno degli anni Novanta, prima dell’alba. Un uomo scende in strada, è uno scrittore semisconosciuto e un ex-bevitore. Ha quarant’anni e la sua vita è sospesa. È un fallimento quello che ha alle spalle? E i pochi anni di vita che ancora lo aspettano possono dirsi all’altezza delle sue aspirazioni? C’è poco di romantico nell’essere davvero uno scrittore maledetto. Vent’anni dopo, un autore italiano che a Berlino ci va spesso s’imbatte nei ricordi che quell’uomo ha lasciato in chi lo ha conosciuto. Si mette sulle sue tracce, ne scopre i testi, decide di ricostruirne la figura. Immagina, interroga, si rivolge a lui. Ne rievoca il passato famigliare, con i genitori ebrei prima fuggiti dal nazismo e poi approdati nella Germania comunista, con i fratelli anch’essi artisti, ugualmente ribelli contro lo status quo incarnato dal padre funzionario e tutti condannati a una fine precoce. Fa parlare su un palcoscenico immaginario le donne che lo hanno amato. Visita la sua tomba e ne commenta gli ultimi anni, il tentativo di riscattare un’esistenza di rabbie e sconfitte. Fino a salvarne, grazie alla poesia, la purezza ferita.

Santi, poeti e commissari tecnici

Santi, poeti e commissari tecnici

Santi, poeti e commissari tecnici di Angelo Orlando Meloni, pubblicato da Miraggi edizioni, uno dei libri che vi consigliamo per quest’estate di (belle e bellissime) letture.

Santi, poeti e commissari tecnici è uno spaghetti-fantasy calcistico dai toni agrodolci che parla dritto al nostro cuore, al cuore di una nazione che sul calcio ha strepitato troppo e troppo a lungo perché, versata una lacrima, non fosse giunto il momento di riderci su.
Un libro comico, commovente e liberatorio.

Il libro comincia con il lungo racconto che dà il titolo al libro, una storia sul miracolo della statua votiva della beata Serafina, che all’improvviso suggerisce al parroco del paese la strategia per stravincere il campionato. E finisce con Il campionato più brutto del mondo, l’ultimo racconto, sull’effetto domino che porterà alla chiusura della serie A non appena l’ex moglie di un dirigente invischiato con il calcio minore avrà preteso gli alimenti arretrati.
In mezzo ci sono la storia di un calciatore alcolizzato che sogna l’Edda di Snorri Sturluson e di un’intera comunità illusa di meritarsi “il calcio che conta”; quella del giovane calciatore più forte del mondo (o del suo quartiere) che imparerà come funziona la faccenda una volta costretto alla panchina per non scontentare i genitori VIP; quella di un arbitro tutto d’un pezzo durante l’ultima partita della sua vita e del poveraccio che su quella partita ha fatto una scommessa folle, che gli farà rischiare la vita; quella, infine, di un stella della serie A e della sua vendetta sanguinosissima contro lo scarpone che gli ha stroncato la carriera.
Storie di calcio e storie d’amore, d’amori mancati e sogni infranti. I sogni dei tifosi, insomma.

Nuove uscite: Ma tu sei felice? e Il bruciacadaveri

Nuove uscite: Ma tu sei felice? e Il bruciacadaveri

Sono arrivati da poco in libreria due libri molto diversi tra loro eppure attesi con lo stesso interesse. Ma tu sei felice? è il nuovo romanzo di Federico Baccomo, pubblicato da Solferino editore, che ci ha deliziato sin dal suo esilarante e irresistibile esordio, Studio illegale. Ma tu sei felice? è un romanzo-dialogo, graffiante e sarcastico, che attraverso le parole di due amici ci fa fare un viaggio – senza sconti, ma con qualche risata – nel cuore dell’uomo contemporaneo, delle sue debolezze, dei suoi vizi, della sua lotta per rimanere a galla nonostante tutto. Il bruciacadaveri di Ladislav Fuks, pubblicato da Miraggi Edizioni, è la ristampa di uno dei più importanti libri del Novecento europeo, che era uscito fuori dai radar delle librerie da molti anni; un’opera eccezionale misteriosamente dimenticata e ora di nuovo disponibile per il lettore italiano. Il bruciacadaveri è un monumentale viaggio negli abissi che si celano nel cuore di un tranquillo padre di famiglia durante gli orrori del nazismo. Due romanzi bellissimi, che con mezzi espressivi diversi e in contesti tra loro molto, molto lontani per una magia letteraria sembrano però raccontarci la stessa storia.

Dracula ed io

Dracula ed io

Un’altra chicca è arrivata alla Casa del libro, l’attesissimo Dracula e io, il nuovo romanzo di Gianluca Morozzi, l’infaticabile e geniale scrittore bolognese, che arricchisce il suo curriculum letterario con questa deliziosa variazione su di un tema classico che più classico non si può: Dracula, il signore dei vampiri.

Riportiamo dalla quarta di copertina:

Dracula aspettava paziente l’arrivo dei bagagli all’aeroporto Marconi, bello, elegante nel completo acquistato a Savile Row. Era partito da Londra con la pioggia e una giornata fresca, ma il 23 agosto a Bologna potevano esserci anche trentotto gradi, o di più. Così aveva arrotolato le maniche della camicia. Sembrava fosse di moda in quel periodo hipster.

«Gianluca Morozzi mescola da sempre i generi letterari. In Dracula ed io si muove tra fantastico, splatter e comico, e riporta in scena i suoi personaggi “storici” con le loro improbabili disavventure» – Alberto Sebastiani, Robinson

Dracula è un vampiro molto più vecchio di quanto ci abbia raccontato Bram Stoker. Ha imparato da moltissimo tempo ad andare in giro di giorno. Basta vestirsi in modo adeguato e camminare il più possibile nell’ombra (Bologna, con i suoi portici, è perfetta). Non teme cosette quali l’aglio, l’acqua santa, la croce o il frassino. Ha case, affari, figli e discendenti in tutto il mondo. A Bologna ha due diversi appartamenti, in pieno centro storico. Periodicamente, Dracula torna a Bologna per vari motivi, tra cui la partita a scacchi con Indaco. Che, come Dracula, è virtualmente immortale. Ogni volta che muore, rinasce a sesso invertito rispetto alla vita precedente. In questo romanzo riappare anche Lajos, il protagonista dell’«Era del porco», che recentemente ha avuto una brevissima fase di insolita ricchezza. Frequentando la stessa osteria dove Dracula gioca le sue partite a scacchi, viene scelto come aiutante nelle indagini che il vampiro compie su una serie di delitti. Lajos scoprirà così una Bologna vampiresca sotterranea e parallela e l’esistenza degli annacquati, discendenti di umani e vampiri, ormai vampiri solo per una piccola parte. Di queste avventure finirà per capire poco o niente, essendo quasi sempre ubriaco nei momenti topici della vicenda.

Pontescuro

Pontescuro

Miraggi edizioni continua a sfornare chicche: ecco Pontescuro di Luca Ragagnin, fresco di stampa, e già selezionato per il premio Strega.

Riportiamo dalla quarta di copertina:

Il romanzo si svolge nel 1922, nella bassa padana, e segue una linea narrativa semplice: l’uccisione della bellissima e scandalosa figlia del signorotto locale. Colpevole è il fattore, mosso da invidia sessuale e sociale (quindi, si tratta a tutti gli effetti di un femminicidio ante litteram), ma dell’assassinio viene incolpato lo “scemo del villaggio”. Ragagnin dà voce alla nebbia, al fiume, al ponte, al cadavere della ragazza, a una ghiandaia, a una blatta; oltre al narratore, sono quindi i testimoni innocenti o le vittime a prendere la parola, a rispecchiare il male che alligna intorno a loro e contro di loro.

C’era una volta, nella bassa padana, un pontescuro costruito con pietre, sangue e nebbia, in mezzo al vuoto dei campi.
Intorno al ponte, sulle due rive che annoda, sono sorti poi un castello, dove abitano da sempre i padroni, e un villaggio, Pontescuro, dove abita da sempre la malora. Ovunque intorno, la nebbia, antica e onnisciente.
Nel 1922, anno di marce e violenza, la bellissima Dafne Casadio, la figlia del padrone, viene trovata morta con un nastro rosso intorno al collo. La nebbia, il fiume, la ghiandaia, la blatta sanno chi è stato a stringere quel nastro rosso fino al buio; ma di tutte le anime che vivono a Pontescuro, sarà l’unica innocente a essere accusata del delitto.

Pontescuro è il male dove abita l’uomo. Pontescuro è una storia sul male che abita l’uomo. Senza tempo, come la nebbia, senza ragione, come l’assassinio, senza salvezza, forse, se non per chi il male non ha mai abitato.

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